Progettazione, implementazione, mantenimento e subentro su sistemi certificati. Dalla qualità alla parità di genere, integrati quando la struttura delle norme lo consente, separati quando l'organizzazione lo richiede.
La ISO 9001 è la base da cui sono partito nel 2000 e resta il cuore del lavoro. Sopra si innestano gli schemi di settore che ho seguito negli anni: la EN 9100 per chi lavora con aeronautica, spazio e difesa, la ISO 13485 per i dispositivi medici con tutto quello che il Regolamento europeo chiede dopo la vendita, la ISO 15378 per chi produce imballaggi primari farmaceutici, la IATF 16949 per la filiera automotive, la ISO 56002 per chi vuole dare un metodo all'innovazione.
Con la ISO 14001 e con EMAS si parte dall'analisi ambientale iniziale e si arriva alla conformità legislativa, guardando al ciclo di vita del prodotto e non solo allo stabilimento. Sull'energia lavoro con la ISO 50001 e soprattutto con la UNI CEI 11352 per le società di servizi energetici, di cui ne ho seguite parecchie, e con la ISO 14064-1 per chi deve rendicontare le emissioni di gas a effetto serra.
La ISO 45001 funziona quando dialoga con il documento di valutazione dei rischi che l'azienda ha già per legge, invece di duplicarlo. Ci lavoro in questo modo, coinvolgendo i rappresentanti dei lavoratori e mettendo ordine nella gestione degli appaltatori. Su richiesta faccio anche audit di conformità legislativa su ambiente e sicurezza.
ISO 22000 e FSSC 22000 per chi produce, BRC e IFS per chi vende alla grande distribuzione, piani HACCP costruiti sui pericoli reali del processo e non copiati da un manuale. Per chi produce imballaggi destinati agli alimenti c'è la UNI EN 15593, che ho seguito in cartotecnica e nel termoplastico.
SA 8000 per la responsabilità sociale, UNI/PdR 125 per la parità di genere, che oggi porta anche vantaggi fiscali e nelle gare, ISO 37001 per la prevenzione della corruzione. Quasi sempre si innestano su un sistema che esiste già, e conviene farlo senza raddoppiare procedure e riesami.
Nel tempo mi è capitato di seguire anche schemi meno diffusi: la ISO 39001 per la sicurezza del traffico stradale, le norme per gli istituti di vigilanza e per i centri di ricezione allarmi. Se il vostro schema non è in elenco, chiedete: probabilmente ci ho già lavorato.
Quando un'azienda ha due o tre certificazioni, la tentazione è tenerle in tre faldoni separati con tre consulenti diversi. Il risultato sono tre riesami, tre giri di audit e tre versioni della stessa procedura. Io lavoro al contrario: un'unica analisi del contesto, una politica con obiettivi per ciascuna area, una valutazione dei rischi che usa il metodo giusto per ciascuna norma, e procedure comuni per tutto quello che è comune davvero: documenti, formazione, audit, non conformità, riesame. Il sistema pesa meno e in audit regge meglio, perché non si contraddice.
Detto questo, l'integrazione non è una religione. Se un reparto ha bisogno di un'istruzione a parte, o se lo schema di settore vuole documenti dedicati, si fanno a parte.
Un sistema da costruire, da rimettere in ordine o da riprendere in mano?
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